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Gio10012020

Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Sale la temperatura nella scuola. Gli insegnanti sono capre deportate?

Sale la temperatura nella scuola. Gli insegnanti sono capre deportate?

Trieste – Si avvicina il ferragosto e l’estate diventa sempre più calda. Non solo per il termometro meteorologico ma anche per quello scolastico che, a dire la verità, finora si è mantenuto costantemente su livelli piuttosto alti. C’è molta voglia di provare che “La buona scuola” di buono ha poco o nulla. Dall'altra parte c'è chi ha interesse a mantenere accesa una campagna denigratoria verso gli insegnanti.

Sarà perchè le critiche e le mobilitazioni contro la famigerata legge 107/2015 non si fermano. E spesso si saldano con le manifestazioni a favore del “NO” per il referendum costituzionale, (come è già accaduto per le "trivelle"), perché buona parte dell’esercito di insegnanti italiani non è contento per come il governo sta amministrando la questione scolastica e vuole dimostrarlo con ogni mezzo.

Mai come quest’anno, momento cruciale per l’entrata a pieno regime dei vari commi della 107, si è verificato un simile caos organizzativo di carattere generale. Prima la questione dei super poteri ai presidi, il recupero stipendiale dell'inflazione che non arriva, poi le quattro macchinose “algoritmiche” fasi delle immissioni in ruolo, la difficile sistemazione dei docenti “potenziati”, quindi l’organizzazione del meccanismo premiale (il bonus) e infine la chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente, condita con particolari da talent show.

Nessuno di questi percorsii ha avuto un andamento nemmeno vagamente lineare e ognuno ha aperto discussioni critiche e controversie dai toni molto accesi. Inoltre la quantità di aggiustamenti di rotta, ricorsi, conciliazioni, liti giudiziarie e dispositivi poco trasparenti e farraginosi dimostrano che questa riforma della scuola di democratico e di moderno ha molto poco. Nonostante la partenza da avvenirismo digital tecnologico.

Di fronte a tutto questo, il governo non accenna a flettere il proprio corso.Non solo.L’editorialista dell’”Unità”, Fabrizio Rondolino, rigira il dito nella piaga e a colpi di twitter apostrofa gli insegnanti meridionali: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l'italiano, almeno capiremmo che vogliono".

Invece gli insegnanti del Sud sanno bene cosa vogliono: oltre alla valanga di risposte al giornalista dell’Unità, i siciliani di Palermo e Catania sono ricorsi al sit-in per chiedere l’annullamento dei trasferimenti forzati al nord. A Napoli (dove ci sono state tensioni con le forze dell’ordine) hanno manifestato per chiedere trasparenza al Ministero dell’Istruzione riguardo il ben noto algoritmo, per capire quali sono i criteri e come si svolgono le operazioni per le quali avvengono i trasferimenti. E poi a Bari, Potenza e, per la Calabria, Catanzaro.

Quello che chiedono è di poter rimanere vicino alle famiglie e non essere costretti ad annullare il magro guadagno di insegnante italiano (in media 1300 €) con le spese di trasferimento e mantenimento a centinaia di chilometri da casa. E sono, com’è noto, in gran parte donne.

Eppure per Rondolino si tratta di “capre deportate”: “Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)” ha twittato.

Deportate. Perché infatti  i trasferimenti sono combinati (o scombinati…) dal solito algoritmo ministeriale che secondo la ministra Giannini funziona con matematica imparzialità e invece, secondo i docenti, è impazzito. Come del resto hanno voluto dimostrare Civati e altri deputati con una lettera alla ministra.

Il risultato dei calcoli del cervellone del MIUR è stato di provocare l’ennesima rivolta.

A tutto questo si aggiunga il concorso a cattedre con le polemiche durante e dopo lo svolgimento. Errori di abbinamento dei codici, graduatorie sbagliate, insegnanti che non vogliono fare da commissari per la risibilità del compenso, insegnanti bocciati al concorso che sono chiamati a far parte della commissione giudicatrice, intere classi di concorso bocciate per mancanza dei requisiti per l’insegnamento (e si trattava di precari e abilitati), polemiche sulla qualità delle prove giudicate incongrue.

Il numero dei bocciati sfiora il 70%. Una carneficina che apre un dubbio: o la classe insegnante italiana è impreparata e improvvisamente salta fuori questo dato disastroso oppure le prove non sono state dimensionate correttamente.

Strano che un concorso per l’insegnamento scolastico dimostri che l’insegnamento scolastico e universitario non funzionino.

Una cosa è certa: “La buona scuola” non è più buona, né lo è mai stata, per la gran parte degli insegnanti. Circa 2000 istituti (il 17% delle scuole italiane) che si troveranno senza preside titolare (il concorso per dirigente non parte nonostante sia stato annunciato da più di un anno) e il solito carosello di supplenze all’inizio del prossimo anno scolastico dovrebbero sensibilizzare anche l’opinione pubblica.

In ogni caso, già il giorno dell’approvazione al Senato della 107 e delle manifestazioni di scontento degli insegnanti, Rondolino aveva cinguettato “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”.

Le parole di Rondolino (che sarà querelato dagli insegnanti stando alle ultime notizie), ex spin doctor di Massimo D’Alema ed editorialista di un quotidiano che è per il 20% del PD, il partito del premier, sono l’indizio dell’antipatia  e dell’avversione verso la classe insegnante. Da considerare che il direttore di un quotidiano sportivo è stato rimosso per aver dato delle "cicciottelle" a tre atlete olimpiche.

Sarà che gli insegnanti italiani non sono abbastanza olimpici. Ma, viene da chiedersi, quest’antipatia e quest’avversione saranno solo di Rondolino? Invece di garantire la trasparenza degli atti amministrativi e assicurare un trattamento egualitario per dei cittadini, questi vengono derisi.

Intanto la temperatura sale…

[Roberto Calogiuri]

“Il gioco del rispetto” ritirato dalle scuole di Trieste: le ragioni a favore e contro

“Il gioco del rispetto” ritirato dalle scuole di Trieste: le ragioni a favore e contro

Trieste - “I bambini sono sacri, devono poter giocare liberamente ed avere garantita un’infanzia serena”. Così il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha commentato la decisione all’unanimità della Giunta comunale che, nella riunione di oggi (lunedì 18 luglio), ha deliberato la cessazione con effetto immediato del progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” ed il ritiro dalle scuole di tutti e 30 kit presenti.

La delibera, illustrata in Giunta dagli assessori all'Educazione Angela Brandi e alle Pari Opportunità Serena Tonel, va così a dare attuazione ad un punto del programma dell’amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco Roberto Dipiazza.

“Oltre alle numerose proteste per questa sperimentazione, arrivate da parte di tanti genitori che hanno fortemente contestato sia l’opportunità che il metodo, questo progetto sperimentale -hanno precisato Brandi e Tonel - è costato oltre 8 mila euro e su un totale di 29 scuole appena cinque lo hanno attivato”.

Il progetto era stato promosso dalla Giunta Cosolini.

Da parte sua la ex vicesindaca ed attuale capogruppo del PD in Consiglio comunale Fabiana Martini, in un post su Facebook scrive che “Quello che di questa proposta abbiamo sempre ritenuto importante non è il kit o le proposte di attività, ma gli obiettivi educativi, obiettivi perseguiti in primo luogo attraverso la formazione di 70 educatrici ed educatori, chiamati a veicolare una sensibilità prima che a proporre un’attività, sensibilità che si nutre di atteggiamenti educativi e di cultura”.

“Si tratta - scrive ancora Martini - di obiettivi previsti dal comma 16 della Legge 107, la così detta "buona scuola", e compresi anche nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa delle scuole dell’infanzia del Comune di Trieste. Come ha ribadito recentemente il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, è un “insegnamento trasversale che altro non è che educazione alle pari opportunità e alla lotta alle discriminazioni, tutte, a partire da quella di genere. Anche come forma di prevenzione della violenza: contro il sessismo, l'omofobia, l'intolleranza per le differenze. In nome di un rispetto per la persona dovuto a tutti e che va ribadito e praticato a scuola fin da piccoli”.

“Si è detto che si sarebbe cancellato il Gioco del Rispetto, perchè molte famiglie non lo volevano - ha rimarcato la capogruppo - mi permetto di ricordare che l’80% dei genitori interpellati ha detto sì: come faranno il Sindaco e la Giunta, chiamati a rappresentare tutti e non solo quelli che li hanno eletti, a garantire le famiglie che questo percorso educativo lo desiderano? Una scuola pubblica può essere una scuola on demand?”

Fabiana Martini ha poi ribadito la sua disponibilità a spiegare e a far vedere il Gioco del Rispetto, “per superare una volta per tutte le falsità e la mistificazione che l’hanno accompagnato: non è mai troppo tardi per un esercizio di onestà intellettuale”.

2 milioni di firme contro La Buona Scuola. Slitta il termine per la consegna

2 milioni di fime contro La Buona Scuola. Slitta il termine per la sconsegna

Trieste – Evidentemente l’Italicum sta bene così, ma La Buona Scuola dev’essere cambiata.

La raccolta delle firme per abrogare la legge elettorale si ferma a quota 420 mila.  Ben 2 milioni di firme, invece, sono state raccolte complessivamente per proporre i quattro quesiti referendari contro la legge 107 di cui abbiamo riferito. (Inoltre qualche giorno fa sono state consegnate in Cassazione oltre 3 milioni di firme raccolte dalla Cgil per i quesiti abrogativi di due punti fondamentali del Jobs Act.).

Per motivi cautelari, i promotori del referendum hanno deciso di rinviare la consegna in Cassazione delle firme e procedere a un controllo di conformità. Sono state in numero così abbondante che c’è il rischio che gli errori formali - dovuti alla fretta o alla distrazione - possano renderne nulla una parte (per esempio la non autenticazione dei moduli o la non certificazione) e vanificare così lo sforzo che è stato compiuto dalla metà dell'aprile scorso e l’entusiasmo con cui l’elettorato ha risposto all’appello contro la legge 107.

Il tutto accadeva mentre in 3 scuole su 4 (secondo un sondaggio del Miur) gli insegnanti si dimostravano contrari al bonus docenti, uno dei quattro punti che si vogliono abrogare.

Quindi è stato deciso di continuare la raccolta di firme ancora per una settimana, il che permetterà di controllare la documentazione, far giungere i plichi con i moduli che ancora giacciono nelle sedi sindacali  o dei comitati locali per limitare al massimo, o correggere, la percentuale di errori che ne inficerebbe la legalità.

Il Comitato Referendario Scuola Pubblica è stato molto chiaro in un comunicato che ha diramato ieri:

“(…) il numero di firme già raccolte e la mobilitazione vissuta nei territori, nonostante l'ostilità del "palazzo" e dei mezzi di informazione a qualsiasi attività democratica che venga dal basso, va a confermare la bontà delle rivendicazioni e delle proteste dell'autunno scorso contro la "cattiva scuola" del governo Renzi. Chi la scuola la vive e chi ne ha a cuore il presente e il futuro per i propri figli non accetta che venga trasformata in un luogo di alternanza fra scuola e lavoro, dove il preside-manager abbia la possibilità di valutare e scegliere i docenti e dove le scuole paritarie abbiano diritto ai finanziamenti che potrebbero migliorare le precarie condizioni di molti istituti pubblici.”

E «considerando che nella conta della Cassazione si perde generalmente una percentuale del totale delle firme raccolte per errori di questo tipo», meglio «non correre il rischio».  Questa è la giustificazione addotta per il rinvio della scadenza.

[Roberto Calogiuri]

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